San Cataldo in mare, ecco gli orari della processione

A Taranto è festa il 10 maggio, com’è noto, ma gli abitanti attendono soprattutto la sera dell’8 quando il simbolo del patrono passa dalla Curia alle autorità del Comune (u pregge), lasciando il Duomo e percorrendo un tratto della Città Vecchia, per poi imbarcarsi sulla motonave Cheradi, per compiere un paio di giri in Mar Grande e, seguita da una flotta di imbarcazioni private e di pescherecci, attraversa il canale entrando il Mar Piccolo rievocando la leggenda. Domani sera, dunque, ponte girevole aperto a partire dalle 20.30 “fino a termine esigenza” precisa Marisud.

Per l’eventuale passaggio in emergenza di ambulanze, mezzi dei Vigili del Fuoco e autopattuglie, il ponte potrà essere richiuso con preavviso di almeno 30 minuti”.

Oggi la festa dell’Immacolata a Taranto dove tradizioni e fede uniscono sempre

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Che siate o meno dei fan della banda di Natale, resta un dato di fatto: oggi è l’8 dicembre e l’inizio del Natale è, ormai, cosa incontrovertibile.
I Tarantini che non hanno ancora addobbato e sistemato le luci sul proprio balcone non hanno più scampo: devono farlo, pena il broncio dei più piccoli.

L’Immacolata spalanca le porte al Natale, facendo entrare nelle case tarantine il panettone, la tombola, le carte da gioco e i primi regali sotto l’albero. La tradizione prevede anche la preparazione dei  dolci natalizipettole, sanacchiudere e carteddate.

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L’Immacolata è patrona di Taranto  – al pari di San Cataldo – sin dal 1943.
Le sue origini sono antichissima, parliamo di più di 300 anni fa, infatti era la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1710 e all’improvviso Taranto fu colpita da un violento terremoto che causò ingenti danni, ma senza mietere vittime. La popolazione attribuì il miracolo alla Madonna che fu così proclamata protettrice della città appena il luglio seguente.

Il 20 febbraio 1743 un altro terremoto (con annesso tsunami) afflisse il Salento e, anche in questa occasione, la città subì solo lievi danni. Per i Tarantini fu la Vergine ad arrestare entrambe le catastrofi grazie, secondo la tradizione popolare, a un gesto delle sue mani.

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Per circa due secoli l’Immacolata fu venerata come Patrona “minore” di Taranto fino a quando il 12 febbraio 1943, grazie alla proposta dell’arcivescovo Ferdinando  Bernardi, la Vergine divenne “Patrona principale di Taranto insieme e come San Cataldo”.

Le celebrazioni hanno inizio l’ultima domenica di novembre. La statua della Vergine viene accompagnata in processione dalla chiesa di San Michele a quella di San Cataldo per l’inizio della novena in suo onore che si conclude il 7 dicembre.

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Nel pomeriggio dell’8 dicembre ha inizio invece la processione che percorre il pendio San Domenico, piazza Fontana, via Garibaldi, discesa Vasto e piazza Castello, il tutto accompagnato dalle melodie delle pastorali natalizie e da fuochi d’artificio.

In passato il giorno della vigilia si usava fare digiuno, l’unica cosa che era consentito mangiare a pranzo era una specie di pagnotta ovale e soffice detta mescetàre o miscetàle o miscetàte (termine che deriva da una deformazione di vigitale, ossia della Vigilia).

Il Presepe continua ad essere una forte tradizione legata al Natale

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In tutto il mondo durante il periodo natalizio esiste l’usanza di erigere presepi nelle case della gente. I presepi sono rappresentazioni figurative della nascita di Gesù nella mangiatoia di una stalla a Betlemme.

Gli evangelisti Luca e Matteo furono i primi a descrivere la storia dell’incarnazione di Cristo. È famoso il Vangelo di Natale di Luca, apparso nel secondo secolo dopo Cristo e poi divulgato nelle prime comunità cristiane.

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Già nel Quarto secolo troviamo a Roma (nelle catacombe) immagini della natività. L’origine esatta del presepio è difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo.

È storicamente documentato che già in tempo paleocristiano, il giorno di Natale nelle chiese venivano esposte immagini religiose. Comunemente il “padre del presepio” viene considerato San Francesco d’Assisi, poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco.

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Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all’interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia.
Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.

Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può ammirare uno dei più antichi presepi natalizi. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l’adorazione dei Re Magi.

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Si considerano precursori del presepio anche gli altari gotici intagliati con immagini della natività, che non fu possibile rimuovere. Uno di questi altari con il gruppo dei tre Re Magi si trova in Austria nella chiesa di S. Wolfgang nella regione di Salzkammergut. Questo altare venne realizzato dall’artista brunicense Michael Pacher.

Un periodo fiorente di presepi fu il Barrocco. Prime notizie certe di presepi di chiese si rilevano dalla Germania meridionale quando, dopo la Riforma i Gesuiti riconobbero per primi il grande valore del presepio come oggetto di preghiera e di raccoglimento, nonché mezzo di informazione religiosa. I Gesuiti fecero costruire preziosi e fastosi presepi, tanto che quest’usanza si estese velocemente nelle chiese di tutta Europa cattolica, finché ogni comune volle un presepio in ogni chiesa.

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Baluardi delle costruzioni dei presepi in Europa divennero l’Italia, la Spagna, il Portogallo e il Sud della Francia. Nell’Europa dell’Est la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, in centro Europa soprattutto l’Austria ed il Sud della Germania.

L’arte dei Presepi visse un periodo aureo nel 18osecolo, quando si cominciò ad ampliare e completare la storia di Natale con stazioni ed episodi, sia nei presepi delle chiese e dei castelli, sia nelle case della gente comune. Nel museo di Bressanone è possibile ammirare il più famoso di questi “presepi annuali” composto da più di 4000 figure, realizzato da Augustin Propst e dal suo fratellastro Josef, di Vipiteno.

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Nel Museo Diocesano di Bressanone troviamo anche l’altrettanto famoso Presepio Nißl, composto da 500 figure e realizzato dal figlio contadino-scultore Franz Xaver Nißl (1731-1804) originario della Zillertal. Le figure, estremamente espressive, sono esposte in sedici grandi vetrine; sette mostrano scene di Natale con i tre Re Magi, nove il ciclo della Quaresima. Questo presepio, unico e di altissimo valore, è oggi proprietà della chiesa parrocchiale di San Giovanni in Valle Aurina.

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La fine del 18osecolo fu contrassegnata dall’ Illuminismo e dalla Secolarizzazione. In alcuni luoghi vennero vietati i presepi: soprattutto in Baviera si dovettero eliminare tutti i presepi dalle chiese, e furono portati nelle case contadine per evitarne la distruzione. La conseguenza fu che nei contadini crebbe l’interesse per l’arte raffinata dei presepi, così che essi stessi cominciarono ad intagliare le figure.
Fino alla metà del 19o secolo preferivano sfondi con paesaggi di montagna; dalla seconda metà del secolo invece acquistò sempre di più interesse il presepio orientale.

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A cavallo dei due secoli diminuì sensibilmente l’interesse per i presepi, ma ci furono dei collezionisti che impedirono che molte rappresentazioni andassero irrimediabilmente perdute. Ne fu un esempio Max Schmederer, consigliere di commercio di Monaco, che raccolse presepi di tutto il mondo e lasciò in eredità ai suoi posteri una delle più grandi collezioni di presepi del mondo, che oggi è possibile ammirare al Museo Nazionale di Monaco di Baviera.

Gli alberi di Natale sono già tutti fatti?

In Italia la prima persona ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita, questo avvenne nella seconda metà dell’Ottocento e fu fatto nel palazzo del Quirinale. Da lei in poi la moda si diffuse velocemente in tutto il paese.

L’albero di Natale è una delle poche tradizioni “non italiane” ad essere arrivate in Italia prima della sua diffusione più tipicamente consumistica.

Infatti nei primi anni del Novecento gli alberi di Natale hanno conosciuto un momento di forte diffusione, diventando immancabili nelle case della gente, sia in Europa che Nord America e venendo a rappresentare il simbolo di un Natale probabilmente più modernistico e famoso a livello mondiale.

Negli anni cinquanta la tradizione ha acquisito una dimensione anche commerciale, ciò ha fatto dell’albero di Natale un potenziale simbolo della potenza economica occidentale ed ha dato luogo, insieme ad altre tradizioni correlate, alla nascita di una vera e propria industria dell’addobbo natalizio.

Nonostante ciò, l’albero di Natale rimane ancora l’immagine per eccellenza delle festività natalizie, riportando alla nostra mente il ricordo della vita che continua, rievocando il calore familiare delle nostre festività trascorse durante l’infanzia attraverso il colore sempreverde degli alberi tipici utilizzati. In effetti è sotto l’albero che i nostri bimbi trovano ancora e da sempre i loro doni.

PETTOLE di Natale: Conto alla rovescia…

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Il giorno di Santa Cecilia, pare che una certa signora smemorina preparò l’impasto per fare il pane, ma lo lasciò lievitare troppo a lungo perché venne catturata dalla musica degli zampognari e si mise a seguirli per i vicoli della città.

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Quando finalmente tornò a casa, scaldò l’olio e vi mise dentro le palline di pasta, non essendo questa più utilizzabile per il pane. In tutta la sua famiglia apprezzarono tantissimo la ricetta stranamente accattivante e chiesero alla mamma come si chiamassero queste strane frittelle, lei rispose “Pettel”, pensando ad una versione della focaccia che in dialetto tarantino si chiama “pitta”.

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Le pettole riscossero un enorme successo e questa donna ne servì un po anche agli zampognari che, con il magico suono delle pastorali, avevano reso possibile l’invenzione di una gustosa e, per noi, irrinunciabile ricetta di Natale.

Adesso aspettiamo che arrivi l’alba e ne mangeremo delle belle, si perchè quì a città vecchia se ne fanno davvero di tutti i tipi e la curiusità ci sta portando a fare “il conto alla rovescia“.