Due Mari WineFest ospite anche da noi

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Si è conclusa domenica 25 novembre l’edizione invernale del Due Mari WineFest, nuovo appuntamento invernale e l’ha fatto nel luogo simbolo Taranto, il Castello Aragonese, che per la prima volta ha aperto le porte ad una manifestazione così importante.

Il Due Mari WineFest fa così un’ulteriore scommessa, non senza novità importanti. La giornata B2B di sabato 24 novembre, aperta agli operatori di settore, ha consentito di professionalizzare ancora di più l’evento. Nell’occasione hanno presenziato: Leonardo Giangrande, presidente Confcommercio Taranto, Rocky Malatesta, amministratore unico del Cesvir (Centro Economia e Sviluppo Italo Russo), Cosimo Borraccino, assessore regionale allo Sviluppo Economico, Salvatore Ambrosino della Reddoak srl, Daniela Damiano, export manager, Francesco Tora della Picardi Shipping.

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La risposta del pubblico e dei professionisti del territorio è stata interessante, detto dagli organizzatori, Stefania Ressa, Fabio e Andrea Romandini, le masterclass hanno avuto il sold out con centinaia di persone entusiaste.

Il Due Mari WineFest è stato un vero e proprio percorso esperienziale. Complici gli eventi culturali collaterali come i 2 concerti, le mostre fotografiche, il live painting, la conversazione di cinema, i laboratori per i bambini ed i cooking show.

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Almeno settemila persone hanno gravitato attorno all’evento, provenienti da più parti della Puglia, sinonimo del fatto che il Due Mari sia un brand consolidato. Senza contare i turisti che hanno potuto degustare i vini delle aziende vitivinicole presenti nella Galleria Meridionale.

Cuore di Borgo ha avuto l’onore di ospitare alcuni degli Chef che hanno partecipato alla manifestazione e ringrazia l’organizzazione per essere stata selezionata tra le tante strutture presenti sull’Isola Madre.

Il Presepe continua ad essere una forte tradizione legata al Natale

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In tutto il mondo durante il periodo natalizio esiste l’usanza di erigere presepi nelle case della gente. I presepi sono rappresentazioni figurative della nascita di Gesù nella mangiatoia di una stalla a Betlemme.

Gli evangelisti Luca e Matteo furono i primi a descrivere la storia dell’incarnazione di Cristo. È famoso il Vangelo di Natale di Luca, apparso nel secondo secolo dopo Cristo e poi divulgato nelle prime comunità cristiane.

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Già nel Quarto secolo troviamo a Roma (nelle catacombe) immagini della natività. L’origine esatta del presepio è difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo.

È storicamente documentato che già in tempo paleocristiano, il giorno di Natale nelle chiese venivano esposte immagini religiose. Comunemente il “padre del presepio” viene considerato San Francesco d’Assisi, poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco.

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Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all’interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia.
Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.

Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può ammirare uno dei più antichi presepi natalizi. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l’adorazione dei Re Magi.

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Si considerano precursori del presepio anche gli altari gotici intagliati con immagini della natività, che non fu possibile rimuovere. Uno di questi altari con il gruppo dei tre Re Magi si trova in Austria nella chiesa di S. Wolfgang nella regione di Salzkammergut. Questo altare venne realizzato dall’artista brunicense Michael Pacher.

Un periodo fiorente di presepi fu il Barrocco. Prime notizie certe di presepi di chiese si rilevano dalla Germania meridionale quando, dopo la Riforma i Gesuiti riconobbero per primi il grande valore del presepio come oggetto di preghiera e di raccoglimento, nonché mezzo di informazione religiosa. I Gesuiti fecero costruire preziosi e fastosi presepi, tanto che quest’usanza si estese velocemente nelle chiese di tutta Europa cattolica, finché ogni comune volle un presepio in ogni chiesa.

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Baluardi delle costruzioni dei presepi in Europa divennero l’Italia, la Spagna, il Portogallo e il Sud della Francia. Nell’Europa dell’Est la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, in centro Europa soprattutto l’Austria ed il Sud della Germania.

L’arte dei Presepi visse un periodo aureo nel 18osecolo, quando si cominciò ad ampliare e completare la storia di Natale con stazioni ed episodi, sia nei presepi delle chiese e dei castelli, sia nelle case della gente comune. Nel museo di Bressanone è possibile ammirare il più famoso di questi “presepi annuali” composto da più di 4000 figure, realizzato da Augustin Propst e dal suo fratellastro Josef, di Vipiteno.

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Nel Museo Diocesano di Bressanone troviamo anche l’altrettanto famoso Presepio Nißl, composto da 500 figure e realizzato dal figlio contadino-scultore Franz Xaver Nißl (1731-1804) originario della Zillertal. Le figure, estremamente espressive, sono esposte in sedici grandi vetrine; sette mostrano scene di Natale con i tre Re Magi, nove il ciclo della Quaresima. Questo presepio, unico e di altissimo valore, è oggi proprietà della chiesa parrocchiale di San Giovanni in Valle Aurina.

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La fine del 18osecolo fu contrassegnata dall’ Illuminismo e dalla Secolarizzazione. In alcuni luoghi vennero vietati i presepi: soprattutto in Baviera si dovettero eliminare tutti i presepi dalle chiese, e furono portati nelle case contadine per evitarne la distruzione. La conseguenza fu che nei contadini crebbe l’interesse per l’arte raffinata dei presepi, così che essi stessi cominciarono ad intagliare le figure.
Fino alla metà del 19o secolo preferivano sfondi con paesaggi di montagna; dalla seconda metà del secolo invece acquistò sempre di più interesse il presepio orientale.

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A cavallo dei due secoli diminuì sensibilmente l’interesse per i presepi, ma ci furono dei collezionisti che impedirono che molte rappresentazioni andassero irrimediabilmente perdute. Ne fu un esempio Max Schmederer, consigliere di commercio di Monaco, che raccolse presepi di tutto il mondo e lasciò in eredità ai suoi posteri una delle più grandi collezioni di presepi del mondo, che oggi è possibile ammirare al Museo Nazionale di Monaco di Baviera.

Matera… Open The Future!

Il 19 gennaio 2019 ci saranno 131 comuni, la maggior parte dei quali ha una propria banda marciante, per la cerimonia di apertura di MATERA 2019.

La cerimonia d’inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019 recupererà questa grande tradizione musicale meridionale, dando vita nelle strade di Matera a una straordinaria festa di dimensioni inedite in cui l’intera città risuonerà di musica e luce.

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Per questo evento non soltanto l’intera regione Basilicata sarà a Matera, ma Matera sarà l’Europa: infatti ventisette capitali europee della cultura arriveranno a Matera rappresentate dalle proprie bande marcianti.

Al mattino le bande musicali provenienti da tutta la regione e dall’Europa animeranno la città, giungendo a piedi con i propri strumenti. Convergeranno attraverso le grandi direttrici viabilistiche da nord, sud, est e ovest, dalla Murgia e perfino salendo lungo la Gravina.

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Saranno più di duemila i musicisti che attraverseranno i quartieri della città (Spine Bianche, Serra Venerdì, La Martella, Serra Rifusa) e raggiungeranno 27 piazze, accolti dagli allestimenti che i cittadini insieme agli studenti delle scuole avranno realizzato ad hoc. Seguirà un intenso momento di scambio e relazione: un pranzo conviviale di quartiere organizzato per ogni piazza e animato da famiglie, bambini, cittadini.

Al calare del sole gli orchestrali convergeranno infine sui Sassi, ognuno suonando il proprio repertorio, finché ogni vicolo del Sasso Barisano e Sasso Caveoso non sarà saturo di note.  La città antica risuonerà di frammenti di brani e spezzoni musicali disconnessi, con una vera e propria jam session. I Sassi luccicheranno al lume di candela, con gli elementi luminosi preparati dai cittadini attraverso il progetto Social Light.

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Gli abitanti della città, che nel frattempo si saranno raccolti lungo la Murgia dall’altra parte della Gravina, osserveranno in silenzio i Sassi come fossero il palcoscenico di un enorme anfiteatro.

Grazie al partenariato con la Rai, alle ore 19:00 inizierà la diretta televisiva che seguirà tutto il concerto musicale coordinato da un Maestro d’eccezione; alle 20:00, il TG1 trasmetterà le parole di apertura della manifestazione affidate al Presidente della Repubblica. Il concerto proseguirà con le performance di artisti noti a livello nazionale ed internazionale che si esibiranno in diverse piazze della città, diffondendo la cerimonia a macchia d’olio in ogni strada, vicolo, piazza e cortile.

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La cerimonia inaugurale non si esaurirà nei soli confini comunali di Matera e non terminerà il 19 gennaio, ma risuonerà in scala differente in tutta la regione Basilicata: il giorno seguente all’inaugurazione, 20 gennaio, ogni banda lucana ospiterà nel proprio comune una banda straniera con cui animare insieme il centro del paese, attraverso un concerto di piazza.

Gli alberi di Natale sono già tutti fatti?

In Italia la prima persona ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita, questo avvenne nella seconda metà dell’Ottocento e fu fatto nel palazzo del Quirinale. Da lei in poi la moda si diffuse velocemente in tutto il paese.

L’albero di Natale è una delle poche tradizioni “non italiane” ad essere arrivate in Italia prima della sua diffusione più tipicamente consumistica.

Infatti nei primi anni del Novecento gli alberi di Natale hanno conosciuto un momento di forte diffusione, diventando immancabili nelle case della gente, sia in Europa che Nord America e venendo a rappresentare il simbolo di un Natale probabilmente più modernistico e famoso a livello mondiale.

Negli anni cinquanta la tradizione ha acquisito una dimensione anche commerciale, ciò ha fatto dell’albero di Natale un potenziale simbolo della potenza economica occidentale ed ha dato luogo, insieme ad altre tradizioni correlate, alla nascita di una vera e propria industria dell’addobbo natalizio.

Nonostante ciò, l’albero di Natale rimane ancora l’immagine per eccellenza delle festività natalizie, riportando alla nostra mente il ricordo della vita che continua, rievocando il calore familiare delle nostre festività trascorse durante l’infanzia attraverso il colore sempreverde degli alberi tipici utilizzati. In effetti è sotto l’albero che i nostri bimbi trovano ancora e da sempre i loro doni.

PETTOLE di Natale: Conto alla rovescia…

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Il giorno di Santa Cecilia, pare che una certa signora smemorina preparò l’impasto per fare il pane, ma lo lasciò lievitare troppo a lungo perché venne catturata dalla musica degli zampognari e si mise a seguirli per i vicoli della città.

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Quando finalmente tornò a casa, scaldò l’olio e vi mise dentro le palline di pasta, non essendo questa più utilizzabile per il pane. In tutta la sua famiglia apprezzarono tantissimo la ricetta stranamente accattivante e chiesero alla mamma come si chiamassero queste strane frittelle, lei rispose “Pettel”, pensando ad una versione della focaccia che in dialetto tarantino si chiama “pitta”.

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Le pettole riscossero un enorme successo e questa donna ne servì un po anche agli zampognari che, con il magico suono delle pastorali, avevano reso possibile l’invenzione di una gustosa e, per noi, irrinunciabile ricetta di Natale.

Adesso aspettiamo che arrivi l’alba e ne mangeremo delle belle, si perchè quì a città vecchia se ne fanno davvero di tutti i tipi e la curiusità ci sta portando a fare “il conto alla rovescia“.